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IL FILO DELLA FEDE

In Europa le confraternite religiose sono trentamila, con sei milioni di confratelli; e diverse hanno sede anche nel nostro cantone, per esempio a Mendrisio, dove organizzano le celebri Processioni del Venerdì Santo, riconosciute come Patrimonio culturale immateriale dell'umanità dall'UNESCO. Le confraternite alternano fini religiosi, assistenziali e caritativi attraverso la preghiera pubblica, le opere di misericordia, la penitenza; molte, come le Misericordie toscane, offrono assistenza ai poveri, agli ammalati, ai moribondi, ai pellegrini.
L’abito, di solito una semplice sopraveste di vario colore, è parte essenziale nella vita della confraternita. Da un lato esprime l’appartenenza collettiva, dall’altro nasconde sotto al cappuccio l’identità del singolo confratello, perché non possa prendersi merito delle opere di bene compiute. E proprio gli abiti storici delle confraternite sono esposti nella mostra Habitus Fidei, allestita nel Museo della Grafica di Palazzo Lanfranchi a Pisa (in seguito la mostra approderà a Lucca e infine a Lugano, a Villa Ciani, in novembre). Il due curatori, Alessandro Tosi e Lorenzo Cantoni, approfondiscono i contenuti della mostra e il retroterra teologico che la sostiene; intervengono anche Gian Paolo Vigo, Priore della Confraternita della Santissima Trinità e San Giovanni Battista di Serravalle Scrivia (Alessandria) e la stilista Cinzia Moresi.
TESORI NASCOSTI
Censimento del patrimonio audiovisivo

La memoria audiovisiva racconta la storia del nostro Paese da una prospettiva insolita, quella degli ultimi due secoli, quando la tecnologia ci ha permesso di realizzare video o fotografie e di registrare i suoni. Naturalmente numerosi documenti sono già conservati in archivi pubblici, biblioteche e musei. Ma molto resta ancora da scoprire, magari nascosto in cantine e solai, dunque esposto al rischio di andare perduto. Per questo l’associazione Memoriav, diretta da Cécile Vilas, ha promosso un Censimento del patrimonio audiovisivo in collaborazione con i diversi Cantoni, per scoprire, proteggere e valorizzare nuovi fondi. La risposta del Canton Ticino, come spiega Roland Hochstrasser, capo dell’Ufficio dell’analisi e del patrimonio culturale digitale, è stata entusiasta, con centinaia di segnalazioni da parte di enti pubblici, aziende e privati. Restando nell’ambito della memoria audiovisiva, ricordiamo poi che a Lugano ha sede anche la Fonoteca Nazionale Svizzera, l’archivio sonoro della Confederazione; il direttore Günther Giovannoni ci guida nell’ascolto dei suoni più interessanti conservati nei loro archivi.
CUORE DI TENEBRA
La conferenza di Berlino e la spartizione dell’Africa

Alla Conferenza di Berlino del 1885 gli europei stabiliscono le regole per le future conquiste coloniali. Comincia la “Corsa all’Africa” e in pochi decenni l’intero continente viene diviso tra le maggiori potenze. Come spiega Cristiana Fiamingo, dietro le motivazioni umanitarie, e in particolare la lotta allo schiavismo, si nasconde una cieca volontà di sfruttamento e una visione della società africana impregnata di razzismo. Il Congo, concesso a Leopoldo II del Belgio proprio nella Conferenza di Berlino, è uno dei capitoli più oscuri della storia coloniale e il coerente sviluppo di questi principi: i nativi sono brutalmente sfruttati nella raccolta del caucciù e nella caccia agli elefanti per l’avorio, causando milioni di morti. La decolonizzazione negli anni Sessanta del Novecento apre indubbiamente una pagina nuova nei rapporti tra Europa e Africa, secondo Valeria Deplano, ma l’eredità coloniale sopravvive anche nei tempi nuovi, soprattutto nella mentalità. Anche per questo Marco Trovato sottolinea l’urgenza di conoscere meglio le diverse realtà dell’Africa contemporanea: un continente giovane, dinamico, rivolto al futuro.
ORIZZONTI NUMERICI

Nel novembre 2025 il Castelgrande di Bellinzona ha ospitato il convegno Orizzonti numerici, dedicato all’utilizzo delle misurazioni statistiche nelle politiche culturali. Il tentativo di raccontare la cultura con i numeri è recente ma ha già mostrato le sue potenzialità, per esempio nell’orientare il finanziamento delle diverse proposte e poi nel valutare l’efficacia dei progetti.
Questi sono i compiti dell’Ufficio dell’analisi e del patrimonio culturale digitale del nostro cantone, qui rappresentato dal suo direttore Roland Hochstrasser.
Barbara Antonioli Mantegazzini spiega invece come i numeri non offrono solo una fotografia della realtà, ma possono aprire nuove prospettive. Le statistiche sostengono e in qualche misura indirizzano anche le scelte dei politici, secondo Alessandra Ferrighi. Di particolare interesse il caso della produzione libraria, analizzato da Alessandro Caramis. Da qualche tempo però lo stesso oggetto dell’indagine sembra diventato sfuggente, come sottolinea Luca Dal Pozzolo, mettendo a dura prova gli strumenti statistici. E naturalmente la transizione digitale ha ulteriormente arricchito e complicato il quadro, anche se proprio la natura sfuggente della cultura è forse la garanzia della sua ricchezza, conclude Lorenzo Cantoni.
CON GLI OCCHI DI MARCO
Il Milione di Marco Polo

In apertura della serie estiva Valigie di carta – Orizzonti di viaggio letti e raccontati alla radio ripercorriamo la nascita e la fortuna del libro di viaggio più conosciuto: il Milione di Marco Polo. Già pochi anni dopo la sua composizione era ricercato da mercanti, missionari, studiosi, tanto che fu subito tradotto nelle più diverse lingue. Nei secoli seguenti questo interesse non si è mai sopito e ora anzi si è risvegliato in occasione dei settecento anni dalla morte dell’autore, celebrato con mostre e nuove edizioni.
La stesura del Milione – quando ancora si chiamava Descrizione del mondo o Libro delle meraviglie – si deve a una serie di circostanze irripetibili. Il medievista Paolo Grillo racconta le straordinarie opportunità aperte per i mercanti dal nuovo impero mongolo guidato dagli eredi di Gengis Khan; lo scrittore Giordano Tedoldi ha tradotto in italiano moderno l’intricata prosa del Milione, scritto dapprima in francese; lo storico Pieralvise Zorzi ci aiuta a orientarci nella Venezia del Duecento, in perenne guerra con Genova, e approfondisce il viscerale legame di Marco con la sua città d’origine; infine Giulio Busi, ultimo biografo del viaggiatore veneziano,riflette sullo sguardo di Marco quale spiegazione più vera e profonda del successo di questo libro.
MATTEOTTI VIVO
A cent’anni dal suo rapimento

Il 10 giugno 1924, esattamente un secolo fa, una squadra della polizia segreta fascista rapisce e uccide il deputato socialista Giacomo Matteotti.
Il gesto efferato provoca indignazione e commozione, tanto che lo stesso Benito Mussolini, a capo del governo e sospettato di essere il mandante, affronta il periodo più difficile nella sua ascesa verso il potere. Anzi proprio superando la crisi aperta dall’omicidio Matteotti Mussolini supera le ultime riserve legalitarie e stabilisce un regime a partito unico.
Anche per questo il fascismo cercò sin dal primo momento di cancellare il ricordo di Matteotti, ma la sua memoria rimase viva tra il popolo, che vedeva in lui un eroe, un martire, un apostolo. Questa immagine, ripetuta nelle celebrazioni, lascia tuttavia in ombra la complessa personalità di Matteotti, il suo spessore politico e il ruolo nella storia del socialismo riformista, come spiega Giovanni Scirocco. Invece Mauro Canali, il più importante biografo di Matteotti, ribadisce la responsabilità diretta di Mussolini quale mandante dell’omicidio e getta nuova luce su altri aspetti della vicenda sin qui poco conosciuti, in particolare gli episodi di corruzione documentati nelle carte sottratte a Matteotti nel giorno del rapimento. Infine Pasquale Genasci approfondisce le relazioni internazionali di Matteotti, tra Gran Bretagna, Svizzera e Canton Ticino.
MORIRE PER GIOCO
I gladiatori nell'antica Roma

Gli imperatori offrivano spesso grandi spettacoli pubblici ai cittadini romani per assicurarsi il loro consenso: corse di carri, battaglie navali, esecuzioni di criminali, cacce con bestie feroci e così via. Ma nell’immaginario collettivo ‒ riflesso da libri, film e persino videogiochi ‒ spiccano gli scontri dei gladiatori nei giganteschi anfiteatri, a cominciare naturalmente dal Colosseo, dove decine di migliaia di spettatori accorrevano per ammirare i combattenti più famosi e veder scorrere il sangue.
Patrizia Arena racconta l’importanza di questi spettacoli nell’antica Roma, tra religione e vita politica. Luca Fezzi lega le origini dei combattimenti tra gladiatori ad antichi riti funebri. Si sofferma poi sul loro reclutamento, sull’addestramento in apposite scuole e sulle tecniche di combattimento. Giovanni Brizzi propone una nuova interpretazione della figura di Spartaco, un gladiatore a capo della rivolta degli schiavi nell’Italia meridionale. Infine Dario Battaglia, appassionato di rievocazioni storiche, racconta cosa si prova a indossare armi e armature sulla sabbia dell’arena.
UNA PACE QUASI PERFETTA
Il Congresso di Vienna 1814-5

Il Congresso di Vienna è stato spesso descritto come un tentativo di restaurare integralmente il mondo dell’Antico regime, cancellando gli effetti della Rivoluzione francese e dell’età napoleonica; dunque un progetto anacronistico e destinato al fallimento, per l’evidente impossibilità di riportare indietro l’orologio della storia.
Nella realtà il Congresso di Vienna fu molto più di questo, spiega Vittorio Criscuolo. Nello sforzo di creare uno stabile equilibrio tra le diverse potenze, i negoziatori ridisegnarono i confini e le regole dell’intero continente europeo, premessa a una pace duratura. Inoltre mostrarono realismo e moderazione nelle loro richieste, favorendo ragionevoli compromessi. Per questo in tempi recenti il giudizio degli storici sul Congresso di Vienna ha cambiato di segno, come sostiene Arianna Arisi Rota. Per la stessa ragione il Congresso di Vienna può offrire insegnamenti preziosi anche per il nostro tempo. E se è vero che feste, balli e spettacoli furono numerosi, molto si lavorò dietro le quinte; inoltre questa intensa vita mondana favorì l’affermazione di una più moderna cultura musicale e di nuove danze, a cominciare dal valzer, da questo momento indissolubilmente associato alla capitale austriaca, secondo Fabio Mollica.
CAPIRE POTËMKIN, CAPIRE LA GUERRA IN UCRAINA
Il mistero delle ossa di Grigorij Potëmkin, trafugate dai russi dalla cattedrale di Kherson

Tra le azioni compiute dall’esercito russo a Kherson, nell’ottobre 2022, poco prima di ritirarsi oltre il fiume Dnipro, c’è stata anche la rimozione della tomba di Grigorij Aleksandrovič Potëmkin. Il militare e diplomatico russo è stato spostato e sepolto in una chiesa in Crimea.
È stato un gesto simbolico di grande importanza, per i russi. Fu infatti Potëmkin, nel XVIII secolo, a fondare in nome dell’impero russo numerose città in quella che oggi è l’Ucraina. Kherson appunto, primo porto russo sul Mar Nero, ma anche il porto di Sebastopoli, Ekaterinoslav (oggi Dnipro), e altre.
Aldo Ferrari ricostruisce il decisivo contributo di Potëmkin per strappare ai turchi i territori che oggi costituiscono l’Ucraina e le regioni in guerra. Senza quel tassello storico e il ruolo di quel protagonista, diventa più difficile comprendere la complessità della guerra tra Russia e Ucraina.
Nel mondo italofono siamo abituati a riferirci a Potëmkin a causa della battuta di Paolo Villaggio nel film “Il secondo tragico Fantozzi”, ricreata per noi dal comico Gianni Fantoni. “La corazzata Kotëmkin” (il nome fu leggermente alterato per questioni di copyright) del regista Ejzenstein è uno dei più importanti film del Novecento, come spiegano Massimo Olivero e Alessia Cervini; racconta la rivolta del 1905 a bordo dello scafo militare dell’impero russo.
IL DISCORSO DI SADAT
Muḥammad Anwar al-Sādāt, il Presidente della pace

Prima c’è la Guerra dei sei giorni (1967) e la guerra di Yom Kippur (1973). Dopo verranno gli accordi di Camp David (1978), il Nobel per la pace congiunto a Begin e Sadat (1978), il definitivo trattato di pace tra Israele ed Egitto (1979). In mezzo troviamo lo storico discorso del presidente egiziano Sadat al Parlamento israeliano (Knesset) il 19 novembre 1977.
È un gesto di straordinario coraggio. Dopo aver avviato profonde riforme economiche e sociali, dopo aver preparato una diversa collocazione internazionale per l’Egitto, dopo aver risvegliato l’orgoglio del suo popolo sui campi di battaglia proprio contro Israele, Sadat si reca nel Paese nemico, nel centro del potere e del governo, dove ognuno gli è ostile, e lì pronuncia parole di apertura, di reciproco riconoscimento, di invito alla convivenza.
Quel discorso fu molto più che una semplice enunciazione di concetti, un auspicio, o una celebrazione. Sono parole che imprimono una svolta al corso della storia, creano un nuovo orizzonte, preparano azioni che condurranno per la prima volta ad accordi di pace durevoli.
Dopo aver ricostruito il contesto storico con lo storico Claudio Vercelli, approfondiamo forme e modi di quello storico discorso con Lucia Avallone, studiosa di lingua e letteratura araba.
IL MONDO NUOVO
Storie e uomini del 1973

Il 1973 è spesso considerato un momento di svolta nelle ricostruzioni storiche. Di certo in quell’anno il ritmo degli avvenimenti si fa incalzante. Mario del Pero ripercorre le diverse tappe del graduale disimpegno americano dal Vietnam, mentre lo scandalo Watergate si rivela inarrestabile. Giuseppe De Luca analizza i riflessi della guerra di Yom Kippur nell’economia internazionale, tra crisi energetica, austerity e domeniche senz’auto. Infine, alla luce di studi recenti, Benedetta Calandra propone una diversa narrazione del golpe cileno di Augusto Pinochet e della tragica fine di Salvador Allende.
Dietro questi avvenimenti straordinari sono in azione forze profonde che preparano un mondo nuovo, ormai diverso dal secondo dopoguerra: l’economia muta forma aprendo nuovi spazi alla finanza, l’antipolitica fa le sue prime prove, la dimensione collettiva della società si attenua in favore di individualismo e liberismo. I semi di queste novità ‒ e di molte altre ‒ daranno frutti nel decennio seguente, preparando il nostro tempo, ma solo con l’aiuto di una prospettiva storica, mezzo secolo dopo, riusciamo a distinguerli chiaramente.
IL RITORNO DELL’ISOTTA

Nel 2023 i bolidi Isotta Fraschini sono tornati in pista, sfidando nelle gare di resistenza le case automobilistiche più conosciute. Il prototipo, progettato da Giuliano Michelotto, è affidato a Claudio Berro, direttore del settore sportivo.
Carlo Cavicchi ripercorre i primi decenni del XX secolo, quando l’Isotta Fraschini, fondata nell’anno 1900 da Cesare Isotta e dai fratelli Fraschini, costruì la sua reputazione con i record di velocità e le vittorie nelle principali competizioni internazionali. Poi l’azienda milanese si rivolse al mercato e, nel periodo tra le due guerre mondiali, creò la leggendaria Tipo 8, l’automobile di re, papi, miliardari e attori di Hollywood. Con Silvia Nicolis, presidente del Museo Nicolis di Villafranca di Verona, saliamo a bordo di una di queste lussuosissime vetture. Negli anni Venti e Trenta le Isotta Fraschini realizzate dalla Carrozzeria Castagna s’imposero soprattutto sul mercato americano, come racconta Gioacchino Acampora. Il declino tuttavia fu altrettanto rapido dopo la Seconda guerra mondiale, in un mondo ormai troppo cambiato, sino alla recente ripartenza all’insegna della tecnologia e della velocità.
UNA CATTEDRALE IN MOVIMENTO

Milano Centrale è una delle principali stazioni d’Europa. Con il suo aspetto monumentale indica una delle porte d’accesso alla capitale economica d’Italia. Qui i treni ad alta velocità sostano pochi minuti, quasi impazienti di ripartire verso Torino, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, e promettono viaggi rapidissimi, nello spirito di una città che non si ferma mai.
Noi invece abbiamo scelto di sostare, d’indugiare in questi spazi giganteschi, di uscire dai percorsi segnati dalle suggestioni del commercio per cercare e raccontare storie. Storie tragiche, come quelle degli ebrei deportati dal Binario 21 durante l’occupazione nazista; storie curiose, all’ufficio oggetti smarriti; e ancora nuovi progetti urbanistici che cambieranno il volto di questa parte della città e la nostra stessa idea di mobilità. Naturalmente non ci siamo dimenticati dei treni, oltre 700, che ogni giorno entrano ed escono dalle grandi arcate in ferro e vetro, seguendo percorsi fissati ma invisibili a occhi inesperti.
I nostri compagni di viaggio sono stati lo storico Andrea Giuntini, Roberto Jarach, presidente del Memoriale della Shoah, l’architetto Andrea Caputo, il direttore del deposito bagagli Giuseppe Di Scipio e Antonella Parodi, responsabile della sala comando circolazione treni.
QUANDO L’INFLAZIONE FA PAURA

La rapida crescita dell’inflazione negli ultimi anni, dopo una fase di prolungata stabilità, riduce il potere d’acquisto dei lavoratori e minaccia i risparmi del ceto medio. Ma soprattutto risveglia spiacevoli ricordi. Come racconta Giuseppe De Luca, un secolo fa, ne 1923, la giovane Repubblica di Weimar fu travolta da una spirale inflazionistica fuori controllo, da un’iperinflazione: le banconote avevano un valore nominale miliardario e al tempo stesso valevano meno della carta sulla quale erano stampate, tanto che fu necessario introdurre una nuova valuta. L’iperinflazione segnò anche gli anni dopo la Seconda guerra mondiale, per esempio in Ungheria o in Giappone. Gli accordi monetari internazionali e la vigorosa crescita economica hanno poi relegato l’iperinflazione alle fragili economie dei Balcani e dell’America latina, sino agli anni Settanta, quando forti tendenze inflazionistiche si accompagnarono al conflitto tra Israele, Egitto e Siria e al quadruplicarsi dei prezzi del petrolio da parte dell’OPEC. E tuttavia, come spiega Stefano Feltri, le somiglianze con il nostro tempo, tra guerra e prezzi crescenti dell’energia, sono solo un aspetto di una situazione ben più complessa.
UN CANDIDO MANTO DI CHIESE
Notre-Dame e le sue sorelle

All’inizio del secondo millennio, come scrive il monaco cluniacense Rodolfo il Glabro, l’Europa e la Francia si coprono «di un candido manto di chiese»; sono le nuove e magnifiche cattedrali gotiche.
Con lo storico Paolo Grillo racconteremo quella straordinaria stagione della società medievale, quando l’energia della ripresa economica dopo l’anno Mille si comunicò anche alla religione e all’arte, traducendosi in pietra, in nuovi e arditi edifici sacri.
Carlo Tosco racconta gli inizi del goticonella basilica di Saint-Denis, alle porte di Parigi, sotto la guida di Sugerio. L’abate di Saint-Denis è animato da una nuova visione teologica che pone al centro la luce nel dialogo tra l’uomo e Dio; le pareti laterali delle chiese sembrano dissolversi, mentre tutto l’edificio si spinge impetuosamente verso l’alto. Il nuovo linguaggio architettonico si sviluppa poi nelle cattedrali gotiche di Sens, Noyon, Senlis, Laon, Chartres, disposte a corona intorno a Parigi.
Il punto d’arrivo di questo percorso è Notre Dame, cattedrale metropolitana e chiesa madre dell’arcidiocesi di Parigi, tuttora in restauro dopo il drammatico incendio del 15 aprile 2019, ricordato da un testimone d’eccezione, il medievista Franco Cardini.
I DUE PAPI

Per quasi dieci anni la Chiesa di Roma ha avuto due papi, uno emerito e l’altro nella pienezza del suo potere: una situazione straordinaria aperta dall’improvvisa rinuncia di Benedetto XVI nel febbraio 2013.
In questa puntata abbiamo ripercorso queste vicende cercando di rispondere a due domande di fondo.
Per cominciare, la rinuncia di Benedetto XVI è stata davvero una novità nella millenaria storia della Chiesa romana, o altri papi si sono trovati in una condizione simile? Come spiegano i nostri ospiti ‒ Agostino Paravicini Bagliani, Vincenzo Pacillo e Mario Prignano ‒ in effetti diversi papi hanno rinunciato al loro incarico, seppure ogni volta per ragioni diverse e quasi mai in piena libertà. Forse solo nel celebre caso di Celestino V, che fece per viltade il gran rifiuto(Dante), è possibile stabilire un parallelo efficace.
È poi inevitabile tentare di gettare lo sguardo sul futuro: ora che non c’è più un papa emerito, è il momento di pensare a una nuova sistemazione concettuale e giuridica della questione, in previsione di altri casi simili, a cominciare magari dallo stesso papa Francesco, o la Chiesa romana dovrebbe mantenere la libertà di decidere caso per caso, secondo le circostanze?
LA DIFFICILE ARTE DEL NEGOZIATO

Da quando il conflitto in Ucraina si è trasformato sempre più in una guerra di logoramento, da più parti s’invoca l’apertura di trattative. In apparenza tutti ne trarrebbero vantaggio. E tuttavia non è facile convincere i due contendenti, l’aggressore e l’aggredito, stretti in un abbraccio mortale, a sedersi allo stesso tavolo, per cercare insieme una soluzione condivisa, accettando dolorosi compromessi.
Muovendo dall’attualità, con l’aiuto di diversi ospiti, ci siamo chiesti quando è il momento migliore per un negoziato, a chi affidarlo, come condurlo. Gastone Breccia, storico militare, sottolinea come gli enormi costi della guerra, tra spese per armamenti e distruzioni, scoraggino le trattative. Vittorio Emanuele Parsi, studioso delle relazioni internazionali, spiega quanto sia difficile accostarsi al negoziato con una prospettiva comune. Michela Catto torna invece alle guerre d’equilibrio del Settecento, quando emerse nitidamente la figura del moderno negoziatore. Infine Roberto Morozzo della Rocca elenca il nuovo punto di vista che ha permesso a un’associazione cattolica, la Comunità di Sant'Egidio, di riportare la pace in molti Paesi, soprattutto dell’Africa.
OGNI COSA A SUO TEMPO
Gorbaciov e la dissoluzione dell’URSS

La figura di Michail Gorbaciov (1931-2022) è ancora sospesa nello spazio incerto tra la cronaca e la storia. Nessuno ne mette in discussione la statura e lo spazio tra i protagonisti del XX secolo, ma quando si considerano i risultati della sua politica, i giudizi divergono. Per gli uni Gorbaciov è stato un apprendista stregone, travolto dalle conseguenze impreviste delle sue azioni: la fine dell’Unione sovietica, il crollo del Muro di Berlino e la riunificazione della Germania. Per gli altri fu il primo a comprendere che l’Unione sovietica non era più in grado di rispondere alle sollecitazioni del mondo globale e che servivano nuove categorie di pensiero (Glasnost, perestroika). Accusato di aver provocato il collasso dell’URSS, è più popolare all’estero che in patria. I dirigenti della Russia, a cominciare da Putin, spesso si contrappongono polemicamente alle sue idee.
Per cogliere il vero significato di questo personaggio complesso, sfuggente, proveremo a raccontarlo da diversi punti di vista: la diplomazia (con Sergio Romano), il comunismo internazionale (Silvio Pons), le nazionalità dell’Unione sovietica (Aldo Ferrari), il mondo americano (Mario Del Pero).
LA CURA DELLO SGUARDO
Vita e versi di Franco Arminio

Dopo un lungo apprendistato poetico, da qualche tempo Franco Arminio sta riscuotendo un notevole successo di pubblico: uno strano destino – almeno in apparenza – per chi ha scelto di vivere appartato nel piccolo paese campano dove è nato e cresciuto, lontano dai grandi eventi e dalla società letteraria. Sin da quando si è autoproclamato primo (e per ora unico) paesologo d’Italia, Arminio ha riservato tutta l’attenzione ai paesi della sua terra, minacciati dal declino e dall’abbandono. Stagione dopo stagione, li ha visitati, percorsi e raccontati con affetto e partecipazione, entrando nei bar, parlando con i passanti, interrogando il sindaco, il prete, l’edicolante, trascrivendo le insegne dei negozi e le scritte sui muri. La paesologia è al tempo stesso osservazione attenta, riflessione disincantata, passione civile, piacere di vagare senza una meta precisa.
Il mondo poetico di Arminio è in continua evoluzione. Dal paese natale il suo sguardo si è gradualmente esteso all’intero arco dell’Appennino. Inoltre le sue ultime raccolte di poesie parlano sempre più spesso d’amore, quello carnale tra uomo e donna, così come un più ampio sentimento che lega tutti i viventi, predisponendoli all’ascolto e alla mitezza. In questa lunga intervista Franco Arminio ripercorre la sua vicenda umana e poetica, alternando il racconto a letture dei suoi versi.
NEL NOME DEL SIGNORE
Vite di monaci benedettini nel XXI secolo

Nell’alto Medioevo, dopo la caduta dell’impero romano e le invasioni barbariche, i monaci benedettini si confrontarono con un mondo in piena crisi: politica, economica, umana. Per alcuni secoli i loro grandi monasteri contrastarono le forze centrifughe, organizzarono vasti territori, ricostruirono comunità, preservarono la cultura classica. Da Montecassino a San Gallo la rete dei monasteri benedettini ha disegnato una prima idea d’Europa, prendendosi cura al tempo stesso dei corpi e delle anime.
Da tempo però i benedettini affrontano un lento quanto insidioso declino; le vocazioni sono sempre meno e spesso maturano in età adulta. E tuttavia, dopo millecinquecento anni, la Regola di San Benedetto ancora stupisce per la sua profonda comprensione dell’animo umano, anche nelle sue debolezze. Proprio quando il laicismo sembra aver permeato di sé l’intera società, sempre più persone chiedono di essere accolte per qualche tempo nei monasteri. Claudio Visentin ha condiviso per una settimana la vita quotidiana di tre monasteri benedettini del Lazio (Subiaco, Casamari e Montecassino), rigorosamente scandita dagli orari delle preghiere, raccogliendo le voci e le storie dei religiosi.
ITACA
Un viaggio

Quando ti metti in viaggio per Itaca,
augurati che la strada sia lunga,
ricca di avventure e conoscenza…
Così scriveva il poeta Costantino Kavafis nella sua poesia più conosciuta.
Itaca è il simbolo stesso del viaggio e del ritorno. Da quando Omero raccontò nell’“Odissea” la straordinaria vicenda di Ulisse, la piccola isola delle Ionie è come sospesa tra mito e realtà, tra storia e letteratura. Eppure, per quanto sia tutto sommato vicina, pochi l’hanno visitata; è insomma stranamente esotica.
Per cominciare, Itaca è davvero l’isola di Ulisse? Molti studiosi in tempi diversi hanno dubitato e proposto alternative. Luca Baldoni, poeta e viaggiatore, resta fedele all’interpretazione tradizionale. Ma la storia di Itaca non si esaurisce nella remota età omerica. Oltre ai greci, numerosi altri popoli hanno dominato l’isola. Per restare solo agli ultimi: turchi, veneziani, inglesi.
Nell’ultimo secolo Itaca ha cercato faticosamente un suo spazio nella modernità, tra immigrazione, emigrazione, turismo. Per questo, lasciando da parte per un momento il suo straordinario passato, in questo viaggio estivo abbiamo cercato semplicemente di raccontarla nella sua vita quotidiana, alternando paesaggi sonori e incontri.
L’ALBA DELLA GLOBALIZZAZIONE
Ferdinando Magellano e il primo giro del mondo

Cinquecento anni fa, nell’aprile 1521, Ferdinando Magellano muore in uno scontro con gli indigeni nell’isola di Mactan (Filippine). Nella prima parte del viaggio, alla testa di una piccola flotta, Magellano aveva scoperto lo Stretto che porta il suo nome e che mette in comunicazione due oceani, Atlantico e Pacifico. Già duramente provata dalla lunga traversata del Pacifico, dopo la morte del suo capitano la spedizione proseguirà tra enormi difficoltà. Tre anni dopo la partenza una sola nave malconcia, con pochi uomini a bordo, riesce a tornare nel porto di Siviglia.
E tuttavia dietro l’apparente fallimento s’intravedono importanti scoperte geografiche e scientifiche. Ma soprattutto per la prima volta una navigazione si è distesa tutta intorno al mondo, come un filo invisibile che lega popoli e Paesi distanti e sino ad allora prigionieri di storie separate. È il primo, incerto passo verso quella globalizzazione nella quale tutti siamo immersi. Ripercorriamo quel viaggio memorabile nel racconto di Antonio Pigafetta, commentato dallo storico dei viaggi e delle esplorazioni Attilio Brilli.
Le grandi date
1492 – UN MONDO NUOVO?

Il 1492 è un punto di svolta nella storia mondiale. In quell’anno gli Europei scoprono un immenso continente e nei secoli seguenti molte delle loro migliori energie saranno spese per esplorarlo, conquistarlo e sfruttarlo. Il baricentro della storia europea si sposta dal Mediterraneo alle infinite distese dell’Atlantico. In forma embrionale comincia a prendere forma la società globale nella quale viviamo.
Certo noi godiamo del vantaggio della prospettiva storica. In quel 1492 al contrario nessuno comprende davvero cosa stia avvenendo, a cominciare da Cristoforo Colombo stesso, convinto sino alla morte di aver raggiunto le coste dell’Asia. Che cosa allora appassiona gli uomini del tempo? Lo scopriamo insieme alla storica Silvia Pizzetti. In Italia si traggono funesti presagi dalla morte di Lorenzo il Magnifico. Nella Spagna dei “Re cattolici” Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona si festeggia la Reconquista dopo la caduta di Granada, l’ultimo baluardo dei mori. In una Spagna tornata interamente cristiana, nel nome della “purezza di sangue”, si espellono gli ebrei e un simile destino attende di lì a poco i musulmani.
All’altro capo del pianeta giunge appena l’eco di queste vicende. Due grandi imperi muovono i primi passi − la Russia zarista e i Moghul in India − mentre il Giappone sprofonda nella guerra di tutti contro tutti e la Cina si rinchiude in sé stessa dopo una promettente stagione di esplorazioni marittime, lasciando campo libero all’Europa in ascesa.
Le grandi date
476 d.C. – Una caduta senza rumore?

Il 476 d.C. è una delle date fondamentali nella storia dell’Occidente. In quell’anno, ci hanno insegnato, cade l’Impero romano per mano dei barbari, finisce la storia antica e comincia il Medioevo. Ma andò davvero così?
Per cominciare - secondo Giusto Traina − gli uomini di quel tempo quasi non s’accorsero della fine di Roma. Come ha scritto il grande storico dell’antichità Arnaldo Momigliano, fu “una caduta senza rumore”. E se avessero dovuto scegliere una data, i contemporanei avrebbero piuttosto indicato il 410 d.C., quando i Visigoti di Alarico saccheggiano Roma: nessuno, neppure Annibale, vi era mai riuscito negli otto secoli precedenti. Anche i barbari − spiega Umberto Roberto − non volevano distruggere il mondo romano, quanto piuttosto ritagliarsi un loro spazio nel vasto impero. Anche per questo − sostiene Arnaldo Marcone − oggi molti storici hanno accantonato il concetto di “caduta” e parlano sempre più spesso di “tarda antichità”, ovvero di un periodo ben più lungo e articolato.
Di certo gli eventi di quell’anno hanno sollecitato profondamente la riflessione di storici e politici di ogni epoca, a cominciare dall’inglese Edward Gibbon, presentato da Giovanni Battista Magnoli. E anche il grande impero americano del XXI secolo, insidiato dall’ascesa della Cina, torna regolarmente a considerare quelle remote vicende, osserva da New York Federico Rampini.
Tra la Limmat e il Naviglio

150 anni della Casa editrice Hoepli
Nel 1870 un giovane libraio della Turgovia, Ulrico Hoepli, scommette su Milano per il suo futuro professionale. Un secolo e mezzo dopo la sede della Hoepli è ancora in vista del Duomo, perfettamente integrata nel tessuto sociale milanese.
Nell’Italia unita e nel tempo della Seconda rivoluzione industriale la Hoepli trovò la sua vocazione e il suo spazio nel fornire conoscenze tecniche e scientifiche aggiornate alla borghesia milanese in ascesa e ormai saldamente alla guida dello sviluppo economico del Paese. A questa intuizione originaria la casa editrice italo-svizzera è rimasta sempre fedele, pur tra occasionali deviazioni e sperimentazioni nel campo della letteratura e dell’arte.
La quinta generazione di una solida dinastia familiare si misura oggi con un mondo in rapida trasformazione. Nuove discipline propongono inedite letture del mondo globale – automazione, elettronica, scienze sociali, turismo, pubblicità, marketing, informatica – mentre la sfida del digitale ridefinisce l’idea stessa di libro.
Tra gli ospiti l’economista Giuseppe De Luca, lo storico della cultura Alberto Saibene e Barbara Hoepli, vice-presidente della storica casa editrice.
Il mondo visto da un'amaca

Michele Serra comincia la sua carriera come umorista, ma ben presto si rende conto che c’è poco da ridere. Il mondo sta cambiando: la globalizzazione, il consumismo, le trasformazioni del lavoro, il digitale, la crisi della politica, il rapporto con i giovani…
Michele Serra ha attraversato questo suo tempo con dignità, attraverso il mestiere fragile e faticoso dello scrittore e del commentatore. Da un quarto di secolo rielabora nei suoi apprezzati corsivi, con un uso quotidiano e attento della parola, il materiale rovente che la cronaca, la politica, il costume ci rovesciano addosso a ritmo forsennato. Un modo per ritrovare un poco di ordine, per ridare significato alle notizie, agli umori pubblici e privati, alle proprie reazioni. Per trovare una prospettiva.
Questo Laser raccoglie e ripropone i passaggi più interessanti del recente incontro pubblico con Michele Serra negli studi RSI del 22 gennaio 2020.
Io viaggio da sola: storie di donne

Qualche anno fa Alessandra Beltrame ha scelto di lasciare il suo lavoro di giornalista, nonostante le buone prospettive di carriera, per cominciare un percorso di ricerca interiore e di crescita personale. In particolare ha cominciato a viaggiare a piedi, dapprima in gruppo poi da sola, per misurarsi con le proprie inquietudini e paure. Il punto d’arrivo è stato un lungo viaggio invernale in solitaria sulla Via Francigena.
Da quella esperienza è nato un libro di successo ("Io cammino da sola", Ediciclo Editore) nel quale molte donne si sono riconosciute. Da qualche anno infatti sempre più viaggiatori partono da soli, per scelta e non per necessità, e tra loro le donne sono particolarmente numerose.
Il viaggio a piedi in solitaria è l’occasione perfetta per ritrovare il significato profondo del viaggio, a contatto con il territorio e chi lo custodisce; per conoscere meglio sé stessi nello specchio del mondo.
Alessandra Beltrame
Il re dei giochi

Un grande palazzo vittoriano, a Londra. Due giovani campioni, l’uno di fronte all’altro: il norvegese Magnus Carlsen e l’italo-americano Fabiano Caruana (per alcuni anni vissuto a Lugano). Dodici partite combattute, terminate in parità. È il campionato del mondo di scacchi.
Dopo lo spareggio Carlsen è rimasto campione del mondo in carica. Ma attraverso il racconto di due partite seguite dal vivo, mossa dopo mossa, insieme ai maggiori esperti, abbiamo cercato di raccontare l’antico gioco degli scacchi.
Era il 1972 quando l’americano Bobby Fischer sconfisse il sovietico Boris Spasskij in quello che fu definito l’incontro del secolo, trasferendo sulla scacchiera le tensioni della Guerra fredda. Da allora il numero di giocatori è molto cresciuto e gli scacchi hanno cominciato a trasformarsi in profondità. Per esempio i campioni sono sempre più giovani: Carlsen conquistò per la prima volta il titolo mondiale a solo 22 anni. Inoltre i computer, ormai imbattibili per qualunque giocatore, hanno un ruolo sempre più importante nella preparazione delle partite. Ma anche così, gli scacchi restano “Il gioco dei re, il re dei giochi”.
Lo sfidante Fabiano Caruana
Viaggio e cambiamento

Perdersi, ritrovarsi, crescere
Il viaggio demolisce le nostre certezze, ci spoglia e ci consuma; il viaggio ci mette alla prova, ci cambia e crea una nuova identità. Come ha scritto il più grande viaggiatore svizzero, Nicolas Bouvier, “Noi crediamo di fare un viaggio, ma ben presto è il viaggio a farci o a disfarci”. Questo naturalmente solo se la sfida del viaggio viene accettata e vissuta come un’opportunità di crescita personale, lontano dalle sicurezze illusorie del turismo di massa.
In questa prospettiva il secondo incontro pubblico della Trilogia del viaggio, organizzata da RSI Rete Due in collaborazione con Scuola Club Migros Ticino, è stato dedicato alle esperienze e alle riflessioni di Andrea Bocconi, noto scrittore di viaggio e psicologo, in dialogo con Sandra Sain.
I ricordi dell’Oriente si alternano a viaggi più vicini e familiari. L’esotismo esprime la fascinazione per altre culture e religioni, ma lo spettacolo delle altre vite ci aiuta a comprendere la nostra e presto Andrea Bocconi sente con altrettanta forza il bisogno di tornare sui propri passi, d’interrogarsi su quel luogo che chiama casa, tra scelta e destino.
In questa puntata di “Laser” ascoltiamo i momenti più significativi di quella serata.
Andrea Bocconi ritratto da Stefano Faravelli
IL SENSO DEL VIAGGIO NEL MONDO GLOBALE

Scoperte, incontri, malintesi
Viaggiamo sempre più spesso, sempre più facilmente, sempre più lontano, eppure a volte sentiamo di aver smarrito il significato profondo del viaggio, la sua capacità di cambiare noi stessi e il mondo.
Tutte le civiltà più sviluppate hanno sostenuto con convinzione l’utilità dei viaggi come percorso di crescita personale e collettiva attraverso il confronto con la diversità di altri popoli, culture e religioni. Ma nel tempo della globalizzazione c’è ancora spazio per nuovi inizi ai confini del mondo? E l’arte del viaggio è diventata soltanto una nuova forma di consumo turistico? Dobbiamo imparare di nuovo a viaggiare, per imparare di nuovo a vedere?
Per rispondere a queste domande RSI Rete Due ha organizzato un incontro pubblico in collaborazione con Scuola Club Migros Ticino. Sul palco si sono confrontati due viaggiatori d’eccezione. Da un lato il pittore, filosofo e orientalista Stefano Faravelli, al quale si deve la riscoperta del “Carnet de voyage”; dall’altro Paolo Rumiz, giornalista e scrittore, una vita trascorsa viaggiando e raccontando, soprattutto lungo le rotte balcaniche.
In questa puntata di “Laser” ascoltiamo i momenti più significativi di quella serata.
Il senso del viaggio - Serata speciale con i viaggiatori Stefano Faravelli e Paolo Rumiz
Il senso del viaggio - Serata speciale con i viaggiatori Stefano Faravelli e Paolo Rumiz
Living the room 2019
Per vedere l'elefante
Abu Simbel, Egitto
Abu Simbel, particolare
Il mercato di Konya, Turchia
Mantide, Giappone
New Delhi Railway Station, India
LE VIE DEL VENTO

“Si alza il vento! Bisogna tentare di vivere” ha scritto il poeta Paul Valery. Il vento, respiro del mondo, ci insegue, ci sprona, non ci dà pace.
Per secoli gli uomini hanno indagato senza risultato la natura dei venti, benefici o distruttori al mutare della loro forza. Solo nell’Ottocento sono riusciti a comprenderne il meccanismo e a intuirne i cammini. Il vento, un tempo soffio misterioso di un dio, è diventato così una forza della natura imprigionata nelle previsioni dei meteorologi: tra loro Luca Mercalli.
I venti sono da sempre amici dei viaggiatori e degli avventurieri, come Cristoforo Colombo, sospinto dagli alisei alla scoperta di un mondo nuovo. E in Indonesia chi lascia le proprie certezze per andare incontro all’ignoto è detto mangiatore di vento, come racconta il viaggiatore Raffaele Bernardo. E proprio seguendo l’incerto cammino segnato dai venti, un altro viaggiatore, lo scrittore inglese Nick Hunt, ha percorso larga parte d’Europa, sino alle nostre montagne. E sempre nuove storie di viaggi e di vento ha raccolto Mario Ferraguti, scrittore e poeta d’Appennino.
- Peter Moore, “La conquista della meteorologia. I pionieri che seppero guardare al futuro”, Nutrimenti editore.
- Bill Streever, “Leggere il vento”, EDT
- Percy Bysshe Shelley, John Keats, George Byron, “I ragazzi che amavano il vento”, Feltrinelli
- Nick Hunt, “Dove soffiano i venti selvaggi”, Neri Pozza
- Raffaele Bernardo, “Mangiatori di vento”, Touring Editore
- Mario Ferraguti, “La ballata del vento”, Ediciclo
IL RITORNO DEL VIAGGIO

Il turismo di massa cresce senza sosta, sospinto dalle compagnie low cost e dalle nuove tecnologie. Crescono però anche il malcontento e la protesta dei cittadini nelle destinazioni di maggior successo, a cominciare da Barcellona.
In forme più nascoste e sotterranee, molti s’interrogano poi sul senso di questo frenetico passare da una meta all’altra in un tempo sempre più ridotto. Il viaggio è diventato solo una forma di consumo come tante? Cos’è rimasto dell’antica arte del viaggio, praticata in passato da tutte le civiltà più colte? Il viaggio è ancora un’occasione di crescita personale e collettiva attraverso l’esposizione al nuovo e al diverso?
Invece di rispolverare distinzioni superate tra viaggiatori e turisti, abbiamo preferito dar spazio alle voci chi viaggia in forme più lente, sostenibili, responsabili. Sono scrittori (Andrea Bocconi,Luigi Nacci), antropologi (Adriano Favole), geografi (Franco Michieli), artisti (Mario Ferraguti), curatori di collane tematiche (Lorenza Stroppa), ognuno con una storia da raccontare: in alcuni casi sono esperienze individuali, sperimentali, in altri nuove tendenze in rapida crescita, quali i cammini storici, trainati dall’esempio di Santiago di Compostela.
L’ETÀ DELL’ORO

L’età dell’oro è uno dei miti più antichi e duraturi nella storia dell’umanità. Già nell’VIII secolo a.C. il poeta Esiodo sentiva di vivere in un’età del ferro e rimpiangeva un felice tempo antico di pace e giustizia, quando non si conosceva il denaro né la fatica del lavoro, la natura provvedeva a tutti i bisogni dell’uomo e la convivenza era armonica. Da allora gli uomini non hanno mai smesso di rimpiangere o sognare una nuova età dell’oro. Il continuo ritorno di questo mito esprime il bisogno di sospendere le incessanti e confuse trasformazioni della storia, con tutto il loro carico di sopraffazione e dolore, in favore di un tempo di statica perfezione, un Paradiso terrestre, un’Arcadia pastorale.
Il filosofo Carlo Chiurco ci aiuta a ripercorrere le diverse incarnazioni di questo mito nelle più diverse epoche storiche, sino al suo apogeo nel Rinascimento veneziano, quando trova la sua espressione figurativa nella pittura di Giorgione e Tiziano. Ian Goldin spiega invece come il mondo contemporaneo potrebbe rivelarsi una nuova età dell’oro, o un secondo Rinascimento, ma solo se sapremo tenere sotto controllo le spinte disgregatrici e il lato oscuro della globalizzazione.
FEDELE ALLA LINEA?

Il mondo di Giovanni Lindo Ferretti
“Montano, italico, cattolico romano, barbarico”: così si definisce oggi Giovanni Lindo Ferretti, dopo essere tornato in pianta stabile nel piccolo borgo d’Appennino dove la sua famiglia ha vissuto per secoli, generazione dopo generazione.
Questo ritorno nel solco della tradizione sembra essere in contrasto con tutto il suo percorso precedente di ribelle, punk, militante di estrema sinistra; e infatti molti gliel’hanno rimproverato, mentre altri hanno accolto a braccia aperte quello che sembrava un neoconvertito. Ma è davvero così? In questo lungo incontro Giovanni Lindo Ferretti ci ha aperto le porte della sua casa, ripercorrendo i momenti più importanti del suo percorso di uomo e musicista.
Lasciando da parte le prese di posizione provocatorie, per le quali è famoso, ha scavato invece nel senso di un’esistenza: la famiglia, i viaggi, la musica, il successo ottenuto con i CCCP - Fedeli alla linea e il CSI - Consorzio Suonatori Indipendenti. Ma c’è spazio anche per la malattia, la religione, la passione per i cavalli… E così, a poco a poco, dalle sue parole prende forma un’immagine diversa, dove accanto a innegabili momenti di svolta si trovano continuità profonde e soprattutto la volontà e il gusto di andare sempre controcorrente, di non lasciarsi incasellare in definizioni troppo facili.
SULLA SOGLIA DEL BOSCO

La vita e il pensiero di Henry David Thoreau (1817-2017)
Sono passati duecento anni dalla nascita del filosofo americano Henry David Thoreau. Profondamente anticonformista, per nulla preoccupato di muoversi in direzione ostinata e contraria rispetto ai suoi contemporanei, Thoreau ha anticipato alcune delle idee più incisive del nostro tempo: la piena espressione dell’individuo, la costante ricerca di un perfezionamento interiore, la libertà dalle convenzioni sociali.
Come spiega il suo maggior studioso, Stefano Paolucci, Thoreau scelse di vivere per due anni, due mesi e due giorni da solo in un bosco sulle rive del lago Walden, coltivando fagioli e autosufficienza. Anche l’odierna riscoperta dei viaggi a piedi deve molto alle sue intuizioni, secondo gli scrittori e viaggiatori Davide Sapienza e Wu Ming 2. E se la maggior parte della sua esistenza si svolse lontano dalla scena illuminata, al bisogno Thoreau seppe prendere posizione con coraggio nel dibattito pubblico, attraverso lo strumento della disobbedienza civile, poi ripreso da Gandhi e Martin Luther King.
Per tutte queste ragioni la lezione di Thoreau è più viva che mai, come ha mostrato l’ultimo nostro ospite, il filosofo Leonardo Caffo.
STORIA DELLE VACANZE

La vacanza rimanda a un vuoto, un’assenza, un silenzio, forse una fuga; in realtà la società ci segue quando saliamo sul treno o sull’aereo. Anche la leggerezza disimpegnata del turismo è solo apparente; ogni anno un miliardo e duecento milioni di persone varca un confine e la maggior parte di loro sono turisti, consumatori dei prodotti di una delle più importanti industrie su scala globale. Infine il turismo è molto più di uno svago; durante le vacanze emergono desideri profondi e la confusa aspirazione a una nuova identità.
Sono solo alcuni dei paradossi della condizione del turista, uno dei volti più interessanti e meno conosciuti della modernità. Il turismo ha alle spalle due secoli di una storia a lungo trascurata, a torto considerata poco significativa. Lungo tutta questa settimana la ripercorriamo con l’aiuto dei maggiori esperti internazionali: Shelley Baranowsky, Patrizia Battilani, Annunziata Berrino, Andrea Giuntini, Andrea Leonardi, Orvar Löfgren, Laurent Tissot. Al loro fianco alcuni ospiti speciali: il critico musicale Enzo Gentile, l’artista Matteo Guarnaccia e il più importante viaggiatore del nostro tempo, Tony Wheeler, fondatore delle guide Lonely Planet.
1. La nascita del turismo
2. L’invenzione dell’estate
3. Turismo e nazismo
4. Il parco giochi dell’Europa
5. Hippie Trail!
DAVID ABULAFIA

Sarà David Abulafia, professore di Storia del Mediterraneo all’Università di Cambridge, a tenere la prolusione in occasione del XXI Dies Academicus dell’Università della Svizzera italiana.
David Abulafia è tra i maggiori storici contemporanei, soprattutto per aver rinnovato il metodo e la prospettiva della storia mediterranea, in continuo dialogo con il grande modello di Fernand Braudel. Il punto d’arrivo di questo percorso può essere considerato il libro “Il grande mare. Storia del Mediterraneo”, pubblicato nel 2011 e accolto con favore dal pubblico e dalla critica. Più ampiamente in questa intervista Abulafia ripercorre il processo di rinnovamento degli studi medievali, al quale ha contribuito, e s’interroga sul senso e il ruolo della storia nel mondo globale.
Accanto a questo ritratto professionale, Abulafia rievoca le secolari vicende della sua famiglia, cacciata dalla Spagna nel 1492 e poi diffusa in tutto il Mediterraneo, spiegando nel contempo il suo rapporto con l’ebraismo tra ortodossia e rinnovamento. Molto spazio è anche riservato alla sua biografia più intima, declinando un delicato lessico familiare e riservando uno spazio sorprendentemente ampio alle vicende dell’infanzia.
IL FILO D'ORO
La storia della scrittura e la rinascita della calligrafia

La scrittura è la più antica e la più importante tecnologia umana. Per migliaia d’anni, utilizzando soltanto una manciata di lettere, gli uomini hanno scritto sulla pietra, sul coccio, sul papiro, sulla cera, sulla pergamena, sulla carta e infine sugli schermi dei computer, utilizzando gli strumenti più diversi: scalpelli, bacchette, piume d’oca, grafite, pennelli, caratteri mobili di piombo, stilografiche, penne a sfera, macchine da scrivere, tastiere e bombolette spray... Tavolette, rotoli, codici, libri ed ebook conservano e testimoniano questa straordinaria espressione della creatività umana.
Il filo d’oro della scrittura lega questa varietà di supporti e strumenti di scrittura; e ci conduce attraverso i secoli sino al tempo presente, quando le novità dell’informatica convivono con la riscoperta della calligrafia.
Con Ewan Clayton, professore di design all’Università di Sunderland, storico della scrittura e calligrafo, abbiamo tentato di raccogliere tutti questi elementi in una visione d’insieme, coesa e molteplice.
IN VIAGGIO NELLA STORIA
Incontro con Attilio Brilli

Il mondo globale è stato creato da generazioni di viaggiatori. Erano mercanti, soldati, missionari, studiosi o più semplicemente anime inquiete. In ogni caso la loro inclinazione a vivere sui confini tra popoli, culture e religioni ha messo gradualmente in contatto le diverse civiltà del pianeta, in un dialogo difficile quanto necessario.
Con intensità crescente, avvicinandosi all’età moderna, il potere politico ed economico non ha esitato a utilizzare le conoscenze dei viaggiatori per fini di conquista, dominio e sfruttamento, senza riguardo alla comune umanità dei popoli sottomessi. La lunga stagione dello schiavismo e del colonialismo è il lato oscuro, troppo spesso rimosso, della storia dei viaggi.
Attilio Brilli è stato il cantore di questa affascinante avventura dello spirito umano, con una serie di libri fortunati, sino al recente “Il grande racconto dei viaggi d’esplorazione, di conquista e d’avventura” (Il Mulino), un’ambiziosa sintesi dell’intero percorso.
Nell’ultimo secolo l’ignoto, che l’immaginazione popolava di mostri e leggende, è stato definitivamente scacciato dalle carte geografiche. Ma proprio quando tutti i viaggi sembrano finiti possiamo riscoprire la varietà e la bellezza del mondo attraverso gli occhi dei viaggiatori dei secoli passati, coi loro traballanti veicoli e i loro pregiudizi morali ed estetici, trasformando il viaggio da semplice spostamento nello spazio a escursione nel tempo e nella storia del pensiero.
CON STILE
La storia della moda tra Italia ed Europa

Ci vestiamo per un elementare bisogno di calore, protezione, pudore, ma subito la moda s’incarica di complicare questo percorso troppo lineare. La moda sottolinea la nostra individualità ma al tempo stesso ci accomuna alle altre persone di buon gusto, distingue uomini e donne, rende riconoscibili le classi sociali, la ricchezza, le professioni, le appartenenze politiche…
Volubile per definizione, la moda non conosce riposo. In un breve volgere di tempo cambia i tessuti, i materiali, il taglio, i dettagli, i colori. Quel che piaceva l’anno prima, tanto da non poterne fare a meno nonostante il prezzo, appare d’improvviso vecchio, superato, fuorimoda. E si sa bene che in tali questioni il ridicolo è sempre in agguato...
“La moda passa, lo stile resta” sosteneva Coco Chanel; e proprio all’evoluzione dello stile nei secoli ha dedicato il suo ultimo libro lo storico e giornalista Alessandro Marzo Magno.
È una vicenda secolare, assai più lunga, complessa e sorprendente di quanto potremmo pensare, che s’intreccia strettamente con le vicende e i protagonisti della civiltà italiana.
UNA PUNTATA NEL PASSATO
La storia nelle serie televisive

Molta storia fa capolino nei nostri salotti attraverso le serie televisive più popolari, specie inglesi e americane. Ma è buona storia? E quale grado di accuratezza possiamo richiedere a un programma televisivo destinato al grande pubblico?
Tre storici ci aiuteranno a rispondere a queste domande e insieme a loro viaggeremo idealmente nel tempo.
La prima tappa, con Sheila Moroni, sarà nell’Inghilterra dei primi due decenni del Novecento, raccontata attraverso le vicende di una famiglia aristocratica; ma il vero protagonista è forse la loro lussuosa dimora nello Yorkshire, Downton Abbey.
Dall’altra parte dell’oceano, in Madison Avenue, New York, una delle serie di maggior successo, Mad Men, da poco conclusa dopo sette stagioni, ci apre le porte del mondo della pubblicità negli anni del boom economico e del consumismo. Ferdinando Fasce ha studiato a lungo questi ambienti e ci aiuterà a distinguere tra verità e finzione.
Infine ancora America ma questa volta a Washington negli anni Ottanta, quando la presidenza Reagan accende gli ultimi bagliori della Guerra fredda. The Americans, commentati da Mario Del Pero, racconta la vita quotidiana di una famiglia di spie che il KGB ha infiltrato sotto copertura nella società americana.
UN MONDO IN ROVINA
La distruzione dei siti archeologici in Siria e Iraq

Quasi per un corto circuito la drammatica attualità del terrorismo si è intrecciata con le vicende di monumenti che rimandano ai tempi più remoti della nostra storia. Eppure la distanza temporale non ha impedito a questi siti archeologici di diventare bersagli di una guerra sin troppo moderna.
L’elenco degli orrori cresce ogni giorno, dapprima in Siria e ora soprattutto in Iraq: le distruzioni nel Museo archeologico di Mosul, la biblica Ninive; le devastazioni nelle capitali assire di Nimrud e Khorsabad; ancora i danneggiamenti alla città ellenistica di Hatra. E già si affaccia all’orizzonte la possibilità che qualcosa di simile possa presto accadere anche in Libia…
È una consapevole, suicida cancellazione della memoria che lascerà il segno per generazioni sull’identità di questi Paesi e sulla loro capacità di attrarre turisti; ma è anche une perdita secca per l’umanità tutta, che guarda a questi luoghi come l’origine della nostra civiltà.
Le insufficienze della politica internazionale nel proteggere questo patrimonio culturale inestimabile si legano a zone oscure dove fiorisce il commercio clandestino di reperti archeologici, i cui proventi, in una spirale perversa, finanziano i terroristi.
Ne parleremo con due specialisti, Paolo Brusasco, che ha tenuto pochi giorni fa a Lugano una conferenza su questo tema, e Stefano De Martino.
UN VIAGGIO IN VERSI
L’Irlanda di William Butler Yeats

Un viaggio autunnale in Irlanda, percorsa e raccontata attraverso lo sguardo del suo poeta maggiore, il Premio Nobel William Butler Yeats (1865-1939), in occasione del 150° anniversario dalla nascita.
Il viaggio comincia nella contea di Sligo, affacciata sull’Atlantico, tra boschi e laghi, dove Yeats è sepolto, e dove fanciullo nutrì la sua immaginazione con le leggende popolari ascoltate in famiglia: una tradizione che nei decenni seguenti seppe risvegliare e cantare in forme moderne, mostrandone il significato profondo e la perenne attualità.
Viene poi la regione intorno a Galway, dove prese forma la poesia maggiore di Yeats, tra gli alberi secolari di Coole Park e l’antica torre normanna che divenne uno dei simboli più fertili nella sua immaginazione. E poi naturalmente Dublino, dove la vicenda personale del poeta e il suo percorso interiore si saldano alle lotte sanguinose che condussero l’Irlanda all’indipendenza dagli Inglesi.
Una scelta di versi delle sue opere maggiori, spesso trasposti in musica, mettono in scena quasi un viaggio parallelo dentro a una produzione poetica ricchissima, che ha saputo cogliere lo spirito profondo di questa terra tormentata, e che ha accompagnato la rinascita dell’Irlanda tra Ottocento e Novecento.
Regione di Sligo
Cascate di Glencar
Lissadell House
Coole Park
La Torre
Abbey Theatre
Ufficio postale centrale
Ufficio postale centrale, dettaglio
Tomba
LE DONNE, I CAVALLIER, L’ARME, GLI AMORI
UN VIAGGIO A DUBROVNIK

L’invidiabile posizione lungo la costa dalmata e i monumenti che la sua millenaria storia le ha lasciato in eredità, con tanto di riconoscimento Unesco, attirano ogni anno a Dubrovnik moltissimi visitatori. L’animazione estiva delle sue vie a ogni ora del giorno è dovuta anche al più importante festival culturale della Croazia, che dal 1949 propone numerosi eventi musicali e teatrali, questi ultimi spesso ispirati alla figura del commediografo cinquecentesco Marìn Držić, il cui talento multiforme si accompagnava a una condotta sregolata.
Un fiume di musica e una sorprendente presenza della lingua e cultura italiana saranno gli aspetti più evidenti di questo viaggio nella Dubrovnik contemporanea. Ma c’è spazio anche per diverse storie di cavalieri - a cominciare da Riccardo Cuor di Leone, naufrago su queste sponde, o la bella Erminia smarrita tra i pastori - e per le assai poco cavalleresche vicende dei bombardamenti che la città dovette subire all’inizio degli anni Novanta, quando suo malgrado fu coinvolta nei sanguinosi e irrazionali conflitti seguiti alla dissoluzione della Jugoslavia.
Fontana di Onofrio
Ingresso del porto
Italia a Dubrovnik
Libertas
Marìn Držić
Stradun corso principale
Vista dal monte Srd
LIBERTAS
RAGUSA TRA ORIENTE E OCCIDENTE

Libertà, libertà; anzi, libertas. Questa meravigliosa parola fa bella mostra di sé sui muri di Dubrovnik – o meglio Ragusa, com’era detta un tempo – così come nei molti volumi che ne raccontano le vicende. Libertà soprattutto da ogni dominio esterno: la secolare capacità di preservare la propria indipendenza è l’aspetto che più colpisce nella storia di questa città cristiana, in bilico sul bordo del gigantesco e sempre crescente impero ottomano, protetta solo dalla sua ricchezza commerciale, dalla sua infinita abilità diplomatica, dalla sua capacità d’essere un porto franco, una terra di nessuno tra gli imperi.
Lo storico Giovanni Ricci ci conduce attraverso tutte le particolarità di questa identità di frontiera, nutrita di multiculturalismo sin dalle sue più remote origini, mentre Marco Moroni spiega i fondamenti della straordinaria vitalità economica di Ragusa, il suo rapporto con l’entroterra, la sua capacità di integrarsi nel vasto mercato ottomano; infine la poetessa Stevka Šmitran ci introduce nel romantico mondo dei pirati Uscocchi, che della città furono per secoli pericolosi vicini di casa.
“IL PRINCIPE” DI NICCOLO' MACCHIAVELLI

Se c’è un testo rivoluzionario, che ha cambiato il nostro modo di pensare il mondo, o almeno quella parte cruciale che ha a che fare con la politica, la morale, la religione, questo è senza dubbio “Il Principe” di Niccolò Machiavelli, scritto nel 1513: un piccolo libro – solo 26 capitoli – che ha avuto però effetti grandissimi.
Machiavelli vuole insegnare a un futuro principe come conquistare e mantenere il potere, e lo fa con tale spregiudicatezza, opportunismo e cinismo (almeno in apparenza), da scandalizzare i contemporanei e i posteri. E in effetti lungo tutti i secoli che si sono succeduti dalla sua composizione, e ancora all’inizio del terzo millennio, nessun altro libro ha suscitato a tal punto entusiasmo e adesione, odio e avversione.
Il prof. Maurizio Viroli, che ha studiato a lungo Machiavelli, passerà in rassegna per noi dapprima le interpretazioni più consuete, per poi proporre un punto di vista decisamente originale su questo libro geniale e sovversivo.
LA NOTTE DELLA TARANTA

Il grande concerto della Notte della Taranta si tiene ogni anno a fine agosto nel paese di Melpignano, nel Salento, l’estremo sud della Puglia, “la terra dove finisce la terra”.
In questa occasione si celebra la pizzica, una variante della tarantella, che era un tempo occasione di corteggiamento ma anche musica curativa per le tarantate, ovvero le giovani donne infelici che nella calura estiva, al tempo del raccolto, si credeva fossero state morse dal ragno che fa perdere la ragione, la tarantola. È il mondo povero e marginale che l’antropologo Ernesto De Martino ha raccontato nel suo libro “La terra del rimorso”.
La modernità e il riscatto dalla miseria attraverso lo sviluppo economico o l’emigrazione cancellarono le tracce dell’antico rito, e per qualche decennio, quasi di comune intesa, si cercò di dimenticare questo passato oscuro per guardare a un futuro migliore.
Poi l’imprevisto. A partire dagli anni Ottanta, sottotraccia ma con intensità crescente, è cominciato un percorso di riscoperta della pizzica che non si è più fermato, sino al grande successo mediatico e di pubblico della Notte della Taranta, della quale abbiamo seguito e raccontato dal vivo l’edizione 2011.
VIAGGIATORI POSTMODERNI

Rolf Potts è lo scrittore di viaggio anglosassone più promettente della nuova generazione, quello che meglio ha saputo raccontare il mondo dei viaggiatori indipendenti (backpacker).
Rolf Potts è in viaggio per la maggior parte dell’anno: ha guidato una barca da pesca per 900 miglia lungo il Meckong, ha attraversato l’Europa dell’est in autostop, ha percorso Israele a piedi e la Birmania in bicicletta.
Nel 2003 ha pubblicato Vagabonding. L’arte di girare il mondo e nel 2008 Marco Polo non ci è mai stato. Dieci anni di un viaggiatore postmoderno.
In questa puntata ci propone un giro d’orizzonte sulle nuove tendenze del viaggio contemporaneo.
al 6-04-2011
FALSARI E PIRATI

Divagazioni intorno al romanzo storico
Due puntate di Laser dedicate al romanzo storico, ovvero a opere che mescolano l’invenzione dell’autore a fatti realmente accaduti nel passato. È un genere che ha grande successo in libreria ma che sfugge a classificazioni troppo rigide. Ne parliamo con Umberto Eco, che ha aperto una nuova stagione con il suo “Il nome della rosa” e che oggi ci racconta il suo ultimo libro “Il cimitero di Praga” (Bompiani). Il suo interlocutore è Alessandro Barbero, autore di “Gli occhi di Venezia” (Mondadori), una storia d’amore e di avventura nella Venezia del Cinquecento.



